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Intervista a MARGstudio - iDesignMe
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Intervista a MARGstudio

Intervista a MARGstudio

Lo scenario dell’architettura e del design in Italia, si sa, non è uno dei più facili. Però, accanto ai soliti nomi, ci sono anche dei giovani, che con coraggio e bravura riescono a ritagliarsi un loro posto nell’Olimpo, e un posto di tutto rispetto! Noi di iDesignMe crediamo fermamente in questo, anche perché…li abbiamo conosciuti! Ebbene sì, gente, queste creature mitologiche – mezzi giovani, mezzi architetti o designer – ci sono e abbiamo avuto modo di scambiare due chiacchiere con loro bevendo una birra. Ecco a voi la nostra intervista a MARGstudio, leggete per credere!

Annalisa e Matteo sono simpatici e alla mano e mi hanno dato appuntamento al Mint cafe, in viale Bligny. Dunque, dopo l’umiliazione di dover ordinare un centrifugato all’ora dell’aperitivo al posto della birra, perché sono allergica al lievito, comincio a sobissarli di domande.

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iDM: L’Italia non è un Paese per architetti e designer, com’è stato iniziare questa avventura?

A: Abbiamo cominciato pian piano, dopo tanti anni di gavetta. È una domanda che ci siamo posti all’inizio, ci chiedevamo come trovare lavoro, quindi siamo partiti senza grandi pretese e poi siamo riusciti a crearci la nostra piccola nicchia.

M: Il problema è la lentezza del sistema: inizi a lavorare, fai la tua gavetta però serve sempre tanto – troppo – tempo per costruirti qualcosa di tuo e poi devi sempre sforzarti per mantenerlo.

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iDM: Avete un poster appeso in studio, un guru che viene in vostro soccorso in caso di crisi delle idee?

A: Abbiamo la Ville Savoye fatta di Lego!

M: Sì, rispecchia quello che ci piace: un po’ di razionalità, minimalismo, bianco, superfici vetrate, luci…

iDM: Avete in portfolio progetti molto interessanti, uno a cui siete particolarmente legati?

M: Il Bianco Cubo, che è stato di fatto l’inizio della nostra collaborazione a questo livello, il progetto che ci ha permesso di lasciare gli altri studi in cui lavoravamo e dedicarci solamente al nostro studio personale. È una villa realizzata a Monza, una ristrutturazione.

A: Doveva essere un piccolo restyling, invece è stato un lavoro ben più corposo.

M: Abbiamo ingaggiato una fotografa e pubblicato il progetto su varie riviste, con un ottimo riscontro, tanto che molte persone ci hanno contattato per proporci dei lavori.

iDM: La richiesta più assurda che un cliente vi abbia fatto?

M: Un nostro cliente, con il nostro progetto sotto mano, sta costruendo in prima persona la sua casa, quindi ci richiede una vera e propria consulenza edile su come realizzare l’opera. Il che è anche interessante, ci permette di approfondire alcuni aspetti tecnici.

iDM: Lavorate molto a contatto con gli artigiani, quindi esistono clienti che credono ancora che investire nel lavoro di qualità, per lo più dei giovani, sia un’ottima scelta? Vi capita sovente di lavorare a pezzi su misura?

A: Ci capita spesso, il 90% del lavoro è artigianale. La fascia in cui abbiamo la fortuna di lavorare è una fascia abbastanza alta, quindi con clienti piuttosto esigenti. Come nel food e nei locali, c’è sempre più il desiderio di avere un prodotto studiato per sé, artigianale, come nel food accade con i prodotti bio; si cerca un prodotto “vivo”, che si tocca, di cui si possa scegliere il materiale. In parte è cambiata la mentalità – in parte sta anche nel poterselo permettere – ha fatto un passo indietro, nel senso che c’è il desiderio di recuperare le cose belle come si faceva un tempo.

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iDM: È più importante lasciare un segno che duri nel tempo o adattarsi alle esigenze del presente e quindi modificare il patrimonio in modo più aggressivo? Che ne pensate del restauro architettonico e di come viene affrontato in Italia?

M: Il nostro approccio tende a conservare meno per appropriarsi di più di spazi ed edifici, non per partito preso, ma in Italia abbiamo tante eccellenze storiche e si tende a valorizzare anche quelle che valgono meno o sono più recenti, a differenza di quello che potrebbe accadere in un’altra nazione, che non ha la nostra stessa storia o il nostro patrimonio. Quindi penso che sia meglio andare ad intervenire in modo specifico su certi edifici in modo da renderli attuali e utilizzabili, evitando che ne resti solo l’immagine storica conservata senza funzionalità. Un edifico non è vivo se non viene utilizzato.

iDM: C’è qualcosa di cui si sente particolarmente l’esigenza, nel contemporaneo, pensando a Milano? Un atteggiamento da cambiare, o qualcosa che manca a livello di tessuto o di design urbano?

A: Non è una domanda facile…in città ci sono molti spazi per le persone, solo che non si  è abituati a vivere tanto il “fuori” come parte della città; la rete che ci muove all’interno della città è una vera e propria rete, nessuno sta in strada – almeno nella realtà di Milano, a Roma cambia sicuramente. Ci sono un sacco di parchi qui, ma se non hai un cane…chi va al parco? Non esistono aggregazioni in spazi aperti. Si è cercato di sviluppare la rete della pista ciclabile, per ampliare la circolazione, però è un processo troppo lento e troppo poco ricercato dalle persone che abitano la città. Milano è così, resterà così, non migliorerà e non peggiorerà, con i suoi milanesi. Hanno creato degli spazi molto belli, ad esempio la Darsena nuova, però non si è creato uno spazio di aggregazione. Milano appare sempre molto ed è un apparire fine a se stesso; è bellissimo passeggiare in Darsena, però non vedo persone che si incontrano là o si trovano a chiacchierare. Quindi forse l’esigenza sarebbe cercare spazi aggregativi, però dipende anche dall’età: per me può essere quello, un ventenne ti può dire che mancano gli skate bar!

M: Secondo me è interessante Milano, perché ha tante realtà diverse, ci sono quartieri che sono rimasti un po’ più popolari, dove trovi dalla bocciofila, al ciabattino, al ristorantino tipico e quartieri in cui si respira l’internazionalità, la modernità, a volte anche la freddezza – pensando ad esempio al nuovo quartiere in Garibaldi – però è bello che Milano abbia tante zone con situazioni diverse, quindi ognuno può più o meno trovare la propria dimensione.

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Un grazie speciale ai ragazzi di MARGstudio e complimenti!

Foto di Sara Magni

Agnese
Agnese D'Alfonso

Ciao a tutti! Sono Agnese, architetto, design-addicted e amante del cibo! Sono una persona curiosa, amo osservare e cercare sempre nuovi spunti. Credo nella condivisione delle idee e dei progetti e penso sia essenziale confrontarsi sempre con qualcosa di nuovo: varietà e creatività, per me, sono gli ingredienti essenziali nel lavoro!

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