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Codice di autodisciplina del design | iDesignMe
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Codice di autodisciplina del design

Questo post sarà una sorta di continuazione del precedente articolo sul Giurì del design. Come anticipato, infatti, oltre all’istituzione di un organo volto alla risoluzione delle controversie in tema di design, nel 1992 è stato anche messo a punto il c.d. Codice di Autodisciplina del design.

 

Questo insieme di norme, che ricordiamo non sono parte del nostro sistema legislativo, si fonda sul semplice principio che le creazioni di design devono essere realizzate basandosi sulle proprie prestazioni e senza imitazioni o comportamenti sleali.

Tale codice racchiude due elementi, che gli conferiscono un sapore di peculiarità ancora attuale, consistenti in una moderna definizione del design, contenuto nell’art. 3, che recita:

Agli effetti del Codice l’espressione disegno industriale indica l’ideazione, la progettazione, la produzione e la comunicazione di oggetti, strumenti, macchine, parti o accessori, disegni di superfici o altro, secondo forme esteticamente e funzionalmente coerenti. Il termine prodotto comprende qualsiasi risultato dell’attività di disegno industriale. Nell’individuare il design rilevante per il codice si terrà conto in particolare del posizionamento del prodotto sul mercato, delle strategie di comunicazione, del packaging, delle tecniche di produzione e dei nuovi materiali utilizzati

ed in una più precisa definizione (rispetto all’art. 2598 n.3 c.c.) dei comportamenti scorretti, attraverso il testo dell’art. 4, il quale recita:

Sono considerati sleali, e devono essere evitati, l’imitazione o lo sfruttamento abusivo o senza causa del risultato del lavoro altrui. In particolare è considerata sleale la ripresa di un’altrui prestazione, senza apporto originale o innovativo, con sfruttamento del risultato del lavoro altrui”. Il successivo art. 5 prevede che “deve essere evitata l’imitazione nonché lo sfruttamento sistematico delle forme, delle linee, dei colori e comunque degli elementi significativi degli oggetti di disegno industriale altrui. Il principio va applicato con particolare rigore allorchè i comportamenti imitativi possano trarre in inganno il consumatore sulla provenienza dei prodotti”.

Legge

Il design, perciò, non è solo la forma fatta e finita del prodotto che arriva tra le mani dell’utilizzatore finale, ma è molto di più: in esso rientrano, infatti, l’attività di ideazione, di progettazione, di produzione e di comunicazione di ogni oggetto industriale.

Tutte  queste attività, e non solo la forma, meritano e necessitano di pari tutela, ed il Codice di Autodisciplina del design e l’applicazione che di quest’ultimo viene fatta dal Giurì tutelano il design così inteso, a differenza della disciplina ordinaria.

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