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Tutela del design industriale - iDesignMe
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Tutela del design industriale

Tutela del design industriale

Il 27 gennaio 2011 è una data di notevole importanza nel panorama giurisprudenziale in tema di design. Infatti, dopo l’estensione della disciplina del diritto d’autore per la tutela del design industriale, operata già a partire dal 2001, esattamente 10 anni dopo è stata la Corte di Giustizia UE ad intervenire per far chiarezza, con la sentenza relativa alla causa C-168/09 che vedeva contrapposte le parti Flos vs Semeraro.

Sono sicura che tutti, appassionati di design e non, conoscete la famosissima ed elegantissima lampada Arco, prodotta appunto dalla società Flos. Ebbene la causa su cui la Corte di Giustizia si è pronunciata verteva su un caso di imitazione di questo oggetto simbolo di design, da parte della società Semeraro, che nello specifico importava una lampada prodotta in Cina e denominata Fluida, con caratteristiche stilistiche ed estetiche praticamente identiche a quelle proprie della lampada Arco.


Sembrerà assurdo, ma secondo la legge vigente in Italia all’epoca dei fatti, dato che la lampada in questione era ormai caduta in pubblico dominio non poteva più essere tutelata, e di conseguenza la società imitatrice era praticamente legittimata a copiare liberamente senza incorrere nella violazione di alcun diritto.

Il Tribunale di Milano, investito originariamente della causa, ha così saggiamente deciso di sospendere il giudizio per porre all’attenzione della Corte di Giustizia UE alcune questioni relative alla compatibilità della normativa italiana con quella comunitaria. Vengono così in rilievo principalmente due ipotesi: da un lato quella dei disegni e modelli che prima della data di entrata in vigore della normativa nazionale di trasposizione della direttiva (19 aprile 2001) sono di pubblico dominio in mancanza di una registrazione come disegni e modelli e, dall’altro, quella in cui, prima di tale data, essi siano divenuti di pubblico dominio in quanto la protezione derivante da una registrazione ha cessato di produrre i suoi effetti.

Nella sentenza del 27 gennaio, la prima questione viene risolta nel senso che la normativa comunitaria non consente agli Stati membri di escludere dall’ambito di applicazione della tutela del diritto d’autore quelle opere di design che, in possesso dei requisiti previsti e registrati in uno Stato membro o con effetti in uno Stato membro, siano divenute di pubblico dominio anteriormente alla data di entrata in vigore della normativa di recepimento della direttiva. Sulla seconda questione, invece, si è stabilito che per venire incontro anche agli interessi di quei terzi che in buona fede avevano fabbricato e commercializzato prodotti realizzati ispirandosi alle opere di design di pubblico dominio, la protezione per questi dovesse essere concessa per un periodo transitorio ispirato ai principi di proporzionalità e ragionevolezza.

Va comunque detto che in concomitanza del la pronuncia della Corte, è stato effettuato in Italia un intervento normativo di novellazione dell’art. 239 del codice di proprietà industriale in linea con il tenore della sentenza comunitaria.

Un bel passo avanti, insomma, per la tutela delle opere di design, o per lo meno di quelle appartenenti alla c.d. “fascia alta del design”. Adesso non ci resta che attendere e sperare che una tutela altrettanto penetrante sia applicata anche alle opere di tutti quei piccoli giovani designer che non possono fare affidamento sulla loro appartenenza ad una élite esclusiva.

Carmen
Carmen Barilà

Carmen Barilà laureata alla facoltà di giurisprudenza dell’università Bocconi.

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