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Pollock e gli Irascibili a Milano - iDesignMe
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Pollock e gli Irascibili a Milano

Domenica scorsa ho optato per una visita ad una delle mostre che più mi hanno incuriosito in questi mesi, quindi nel primo weekend libero sono corsa da “Pollock e gli Irascibili” a Palazzo Reale a Milano fino al 16 Febbraio.
Per chi non conoscesse il movimento è una vera e propria rottura con il passato, una rivoluzione artistica che prese piede intorno agli anni ’50 presso La Scuola di New York.
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Jackson Pollock, ed i suoi celebri colleghi definiti “Irascibili” da un celeberrimo episodio avvenuto attorno al 1950 quando il Metropolitan Museum of Art di New York annunciò l’organizzazione di mostra dedicata all’arte contemporanea americana. Tra gli invitati non figurava nessun componente di correnti rivoluzionarie e progressiste e quindi legate all’Espressionismo Astratto. A questo punto quindi gli artisti esclusi si sentirono in dovere di parlare della loro esclusione e delle motivazioni della loro arte. Furono definiti così dal quotidiano “Herald Tribune”, in quanto firmatari della lettera inviata al presidente del Metropolitan, Roland L. Redmond, e presentata al “New York Times”, in cui dichiararono il totale dissenso nei confronti delle posizioni assunte dal museo.

Nel gennaio del 1951 la rivista “Life” pubblicò l’emblematica fotografia di Nina Leen che ritrasse quindici degli “Irascibles” vestiti da banchieri: al centro Jackson Pollock, con lui, oltre a Willem de Kooning, Mark Rothko, Barnett Newman e Robert Motherwell, Adolph Gottlieb, William Baziotes, James Brooks, Bradley Walker Tomlin, Jimmy Ernst, Ad Reinhardt, Richard Pousette-Dart, Theodoros Stamos, Clyfford Still e Hedda Sterne, unica donna del gruppo.
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Sono 49 i capolavori, in prestito dal Whitney Museum of American Art di New York. Continua così il filone dell’“Autunno Americano” a Milano.
Mi sento di consigliarvi la mostra, è interessante e coinvolgente soprattutto se riuscite ad entrare almeno un poco nella testa degli artisti e lasciarvi coinvolgere dall’atmosfera dell’Espressionismo Astratto. Una piccola pecca è il posizionamento di una delle sale introduttive, verso la fine del percorso, che sarebbe stata forse più utile appena entrati, così da essere la perfetta introduzione al contesto sociale in cui si è sviluppata la corrente.
Serena
Serena

<p>Grammar nazi diplomata al liceo classico, laureata in interior design ed appassionata di food, web ed ovviamente… design!</p>

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